Foliage in Val Camonica, Valtellina e Val Brembana: i miei 6 giri tra i larici d’oro (Mufulè, Mortirolo, Trivigno, Val Grande, Carona)

Tipo di articolo: esperienza diretta + informazioni verificate il 24 settembre 2026. I link ad Amazon sono di affiliazione: in qualità di Affiliato Amazon io ricevo un guadagno dagli acquisti idonei.

Ogni autunno, tra fine settembre e inizio novembre, le montagne tra Val Camonica e Valtellina cambiano colore. I larici diventano oro, i prati bruciati dal primo gelo si fanno ruggine, e con il cielo pulito d’ottobre la luce è la più bella dell’anno. Sono i posti che frequento di più, anche per cercare funghi, e qui ho raccolto i miei giri preferiti per il foliage: facili, con un panorama che ripaga e quasi sempre un rifugio o una locanda dove fermarsi.

I miei posti per il foliage, in breve

  • Lago Mufulè dal Rifugio Cristina (Valmalenco): il più bello. Anello di 3,5–4 ore tra i larici, con vista sul Pizzo Scalino.
  • Passo del Mortirolo e Pianaccio: lariceti, il lago del Mortirolo e i dossi della Grande Guerra.
  • Lagazzuolo (“Lagasol”), dopo Trivigno: un laghetto con i larici intorno, raggiungibile anche in auto.
  • Monte Padrio da Trivigno: poco più di un’ora di salita, panorama dal Bernina all’Adamello.
  • Val Grande (Vezza d’Oglio): bellissima in ogni stagione. Pranzo alla Locanda della Val Grande e, a ottobre, il bramito dei cervi.
  • Carona e Rifugio Terre Rosse (Val Brembana): Val Sambuzza, Monte Chierico e rifugio tra i larici.
  • Periodo: in quota (1.700–2.200 m) da fine settembre a metà ottobre; più in basso fino a inizio novembre.

Che cos’è il foliage e perché i larici diventano d’oro

Larici dorati in Valmalenco a inizio novembre
Larici in Valmalenco a inizio novembre · Foto di Emanuele Dalmeri

“Foliage” è la parola inglese per il fogliame: si usa per indicare lo spettacolo dei boschi che in autunno cambiano colore. Succede perché, con le giornate più corte e il freddo, gli alberi smettono di produrre clorofilla, il pigmento verde. Quando la clorofilla si degrada emergono i carotenoidi (gialli e arancioni), che c’erano già ma restavano nascosti. Alcune specie producono anche gli antociani, che danno i rossi e i viola (Focus).

In montagna, da noi, il protagonista è il larice: è l’unica conifera italiana che in inverno perde gli aghi. Prima di farli cadere li colora di giallo oro, e interi versanti si accendono. Perdere gli aghi gli serve per non caricarsi di neve e per non consumare acqua quando il terreno è gelato. Cresce fino a oltre 2.000 m, più in alto di quasi tutti gli altri alberi, ed è per questo che il foliage alpino più bello è in quota (Passione in Verde).

Quando andare

  • Sopra i 1.700–1.800 m (Mufulè, Mortirolo, Trivigno): i larici iniziano a virare a fine settembre, e il picco di solito cade tra la prima e la metà di ottobre.
  • Quote medie e fondovalle (Val Grande, boschi misti): da metà a fine ottobre, fino a inizio novembre per faggi e betulle.
  • Il meteo cambia tutto: un’estate secca o un caldo lungo possono anticipare i colori, una nevicata precoce o il vento forte li chiudono in pochi giorni. In Valtellina il periodo migliore indicato è di solito metà-fine ottobre (Valtellina Mobile).
  • Luce migliore: la mattina presto o il tardo pomeriggio, con il sole basso che fa brillare gli aghi. Nelle ore centrali i colori sembrano più piatti.

1. Lago Mufulè dal Rifugio Cristina (Valmalenco)

Il Lago Mufulè in autunno
Il Lago Mufulè in autunno · Foto di Emanuele Dalmeri

Se devo sceglierne uno, è questo. Il Lago Mufulè (circa 2.070 m) è un laghetto circondato da larici e pini mughi, sopra Lanzada, con davanti il Pizzo Scalino. Il nome viene proprio dal dialetto: “müfolèe”, il bosco di mugo (Laghetti alpini). A ottobre, con i larici dorati e l’acqua ferma, è una cartolina.

L’itinerario ad anello che faccio io l’ho descritto passo per passo, con le mie foto, nel blog di Funghi che Passione (progetto mio): Come raggiungere il Lago Mufulè: anello tra larici dorati e panorami sul Pizzo Scalino. In sintesi:

  • Partenza: Sasso dell’Agnello (circa 1.880 m), sulla strada per Campo Moro. Il parcheggio lì è piccolo; più in basso c’è un parcheggio a pagamento a circa 15 minuti a piedi.
  • Giro: Sasso dell’Agnello → Lago Mufulè (circa 1 h 20) → Alpe Prabello e Rifugio Cristina → Rifugio Ca’ Runcasch → Agriturismo Cornetto → parcheggio.
  • Numeri: circa 500 m di dislivello, 3,5–4 ore con le soste, difficoltà E, nessun passaggio tecnico.
  • Versione più corta: l’anello ufficiale da Alpe Largone (1.822 m), 5,5 km e 355 m di dislivello, circa 2 h 30, adatto anche alle famiglie (Sondrio e Valmalenco).
  • Parcheggi sulla strada Franscia–Campo Moro: 0,50 € l’ora o 6 € al giorno, dal 1° giugno al 31 ottobre e nei festivi (Valtellina Mobile).

Il Rifugio Cristina (Alpe Prabello, circa 2.290 m) è gestito dalla famiglia Negrini dal 1924 ed è il posto giusto per la pausa pranzo a metà anello, con vista sul gruppo del Bernina. D’estate è aperto tutti i giorni, a fine settembre solo nei weekend, in autunno su richiesta. Telefonate prima: 0342 452398 (Sondrio e Valmalenco).

Attenzione, autunno 2026: la strada per Franscia e Campo Moro è stata interrotta da una frana nel novembre 2025. D’estate ha funzionato una navetta gratuita da Tornadri (fino al 13 settembre), e il Comune di Lanzada punta a riaprire la strada entro inizio ottobre con un ponte provvisorio. Prima di partire controllate che sia davvero riaperta (Valtellina Mobile, La Provincia di Sondrio).

2. Passo del Mortirolo, il Pianaccio e il lago

Il Passo del Mortirolo con la neve, febbraio 2026
Il Mortirolo d’inverno, febbraio 2026 · Foto di Emanuele Dalmeri

Il Mortirolo (1.852 m) lo conoscono tutti per il Giro d’Italia, ma a piedi in autunno è un altro mondo: un altopiano di pascoli e lariceti tra la Val Camonica e la Valtellina, con le trincee della Grande Guerra sui dossi. Sopra il passo c’è il Pianaccio (circa 2.180 m), un dosso erboso da cui si vede l’Adamello da una parte e le Alpi Retiche dall’altra (Wikipedia, Rifugi Lombardia).

  • Il giro del lago: il Lago del Mortirolo (circa 1.785 m, comune di Monno) è a pochi minuti dal passo. Lasciata l’auto a bordo strada si cammina circa 15 minuti, poi un sentiero fa il giro completo del lago tra larici e abeti rossi (Laghetti alpini).
  • Per chi vuole camminare di più: dal Pianaccio il sentiero CAI 73 porta in circa un’ora ai Laghi Seroti (2.210 m) (Sentieri Camuni).
  • Dove mangiare: il Rifugio al Lago del Mortirolo, con polenta, pizzoccheri, selvaggina e funghi. È aperto soprattutto d’estate e nelle feste: a ottobre chiamate prima (376 0014124).
  • Strada: si sale da Monno, da Mazzo o Grosio in Valtellina, oppure da Aprica passando per Trivigno. Il passo chiude d’inverno: l’anno scorso dal 3 novembre (Valtellina Mobile). Ottobre è quindi l’ultimo mese buono.

Il mio giro. Quando il passo è aperto, il giro che preferisco parte da Ponte Palù, sulla strada del Mortirolo: si sale al Monte Pagano (circa 2.350 m), con i resti delle fortificazioni della Grande Guerra e un panorama enorme sull’Adamello e sulla Valtellina, poi si scende al Belvedere e si arriva al passo. In autunno, con i larici accesi sotto di voi, è uno spettacolo. La traccia di un anello simile si trova su Wikiloc.

Se la strada del passo è chiusa (d’inverno o a fine stagione) si sale comunque a piedi: dal lago, dalla vecchia strada del Mortirolo, oppure con il sentiero che parte subito dopo la chiesa di San Giacomo.

3. Il Lagazzuolo, il “Lagasol” dopo Trivigno

Proseguendo oltre Trivigno, sulla strada che porta verso il Passo di Guspessa e Monno, si incontra il Lago Lagazzuolo (circa 1.824 m, comune di Corteno Golgi), che tutti in zona chiamano “Lagasol”. È un laghetto circondato da pascoli e lariceti, e si arriva praticamente in auto: perfetto per chi vuole i colori senza camminare molto, o per una passeggiata con i bambini. Accanto c’è un piccolo ristoro con cucina della valle (Sentieri Camuni).

Chi vuole camminare può fare l’anello del Passo di Guspessa partendo dal lago: circa 4 h 30 e 460 m di dislivello tra pascoli e “fitti lariceti” (Sentieri d’autore). Gli orari del ristoro in autunno cambiano: verificate prima se volete pranzare lì.

4. Monte Padrio da Trivigno

Larici d'autunno sopra Aprica
Larici d’autunno tra Aprica e Trivigno · Foto di Emanuele Dalmeri

Trivigno è un altopiano a circa 1.700 m sopra Tirano, a 13 km da Aprica, e da lì parte una delle salite più facili e più panoramiche della zona: il Monte Padrio (2.152 m). Si parcheggia in fondo alle case di Trivigno (circa 30 posti) e si sale su comodi sentieri nel bosco di larici e abeti fino ai prati della cima (Valtellina Sport, Sentieri Camuni).

  • Numeri: circa 3,6 km solo andata, 360 m di dislivello, 1 h 10–1 h 40 di salita. Difficoltà T/E.
  • Panorama: a 360 gradi, dal Bernina e dalla Valmalenco fino all’Adamello.
  • Variante: si può aggiungere il vicino Monte della Colma (2.142 m).
  • Da abbinare: Padrio la mattina e Lagasol o Mortirolo il pomeriggio. Sono tutti sulla stessa strada.

5. Val Grande (Vezza d’Oglio), in ogni stagione

La Val Grande è una valle laterale dell’alta Val Camonica, nel Parco dello Stelvio, sopra Vezza d’Oglio. Per me è un trekking bellissimo in ogni stagione: in estate per i prati, d’inverno con la neve, e in autunno per i larici e per il bramito dei cervi, che a settembre-ottobre si sente rimbombare in tutta la valle. Se lo sentite, restate sui sentieri e non cercate di avvicinarvi.

  • Partenza: dalla frazione Tù di Vezza d’Oglio, con parcheggi gratuiti alle Cascatelle (1.140 m) e in piazzale Flayosc.
  • Fino alla Locanda: circa 1 h 45 e 550 m di dislivello da piazzale Flayosc, facile, tra abetaie che si aprono sui prati (Sentieri Camuni).
  • Giro completo: fino a Plaz de l’Asen e al Rifugio Saverio Occhi (2.047 m) sono circa 17 km andata e ritorno con 950 m di dislivello, quasi 6 ore. Si passa per la torbiera di Carét (Outdooractive).
  • Accesso in auto: la strada della valle è regolamentata. Dal 1° novembre al 30 giugno si sale solo con un permesso a pagamento (10 €); da luglio a ottobre c’è una navetta su prenotazione. Le regole sono sul sito del turismo di Vezza d’Oglio.

Il pranzo lo faccio al ritorno alla Locanda della Val Grande, in località Scudeler (1.564 m): cucina camuna e lombarda, con pizzoccheri, casoncelli, pappardelle al ragù di cinghiale e dolci fatti in casa. È il premio giusto dopo la camminata. Orari e aperture autunnali: chiamate prima al 366 595 4904.

6. Carona, Val Sambuzza e il Rifugio Terre Rosse (Val Brembana)

Il sentiero tra i larici da Carona verso la Val Sambuzza
Verso la Val Sambuzza da Carona · Foto di Emanuele Dalmeri

Un giro che faccio per il foliage in Bergamasca parte da Carona, in alta Val Brembana, e sale verso la Val Sambuzza: cascate spettacolari, boschi silenziosi e una salita che fa sudare il giusto. Poi si punta verso il Monte Chierico, da cui la vista sulle Orobie ti zittisce, e si scende al Rifugio Terre Rosse, dove i colori dei larici li ritrovi anche nel bicchiere.

  • Rifugio Terre Rosse: circa 1.700 m in Val Carisole (Carona), cucina bergamasca, 36 posti letto. Secondo Rifugi Lombardia è aperto tutto l’anno a pranzo e a cena su prenotazione, con navetta da Carona e da Foppolo. Tel. 348 1795021: chiamate prima.
  • Accesso diretto: da Carona circa 1 h 30 con 600 m di dislivello, oppure da Foppolo circa 1 h 30 e 400 m su sterrata.
  • Il giro lungo per la Val Sambuzza: circa 3 ore e 900 m di dislivello fino al rifugio, più la deviazione al Monte Chierico. Per gambe allenate.
  • Periodo: i larici di Val Carisole e Val Sambuzza virano di solito nella prima metà di ottobre.

Cosa portare per un giro autunnale in quota

In ottobre in quota fa freddo appena il sole cala, e al mattino i sentieri esposti a nord possono essere gelati. Oltre a scarpe da trekking e bastoncini (trovate la mia attrezzatura in questo articolo), io non parto mai senza:

  • Uno strato caldo leggero nello zaino, anche se si parte in maglietta: piumini leggeri comprimibili.
  • Una lampada frontale: se vi fermate per la luce del tramonto, il rientro nel bosco è già al buio. Frontali ricaricabili.
  • Guanti leggeri e berretto, soprattutto per Mufulè e Pianaccio.
  • Un thermos: il tè caldo al lago, con i larici gialli intorno, è metà del divertimento. Thermos in acciaio.

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Da altri escursionisti

  • Sondrio e Valmalenco: la scheda ufficiale dell’anello del Lago Mufulè.
  • Appenninista: la salita al Monte Padrio da Trivigno, con le foto del panorama.
  • Sentieri Camuni: un archivio enorme di escursioni in Val Camonica, utile per le varianti.

In sintesi

Il foliage in quota dura poco, spesso due o tre settimane. Tenete d’occhio il meteo e le webcam, e appena i larici virano partite. Il mio podio personale: Lago Mufulè per la bellezza (strada permettendo), Mortirolo e Trivigno per la comodità (si combinano in una sola giornata), Val Grande per l’atmosfera, con i cervi e il pranzo alla Locanda. Gli altri miei articoli di montagna li trovate nella sezione Rifugi.

Domande frequenti

Quando è il periodo migliore per il foliage in Valtellina?

Sopra i 1.700–1.800 m i larici virano di solito tra la prima e la metà di ottobre; alle quote medie e nel fondovalle da metà a fine ottobre, fino a inizio novembre.

Perché il larice diventa giallo in autunno?

È l’unica conifera italiana che perde gli aghi: prima di farli cadere smette di produrre clorofilla e prevalgono i carotenoidi gialli. Così evita l’accumulo di neve e il consumo d’acqua quando il suolo è gelato.

Come si arriva al Lago Mufulè?

Con un anello di 3,5–4 ore dal Sasso dell’Agnello, sulla strada per Campo Moro (Lanzada, Valmalenco), passando dal Rifugio Cristina. Nell’autunno 2026 la strada è interessata da una frana: controllate la riapertura prima di partire.

Il Passo del Mortirolo è aperto in autunno?

Sì, fino all’inizio di novembre: di solito chiude per l’inverno nei primi giorni del mese (l’anno scorso dal 3 novembre).

Foto: Emanuele Dalmeri, salvo dove indicato.